News, Senza categoria

LetterAppenninica, due incontri sabato 30 giugno

Proseguono gli appuntamenti del festival della montagna pistoiese. Alle 15 Il potere terapeutico delle erbe acquatiche e alle 17.30  L’energia idraulica al tempo delle ferriere

Alla scoperta del potere terapeutico delle erbe che crescono in ambienti umidi oppure dei meccanismi dell’energia idraulica che per secoli hanno alimentato l’industria e l’artigianato del territorio. Il tema dell’acqua è ancora il perno attorno a cui ruotano, ma gli appuntamenti che Lettera Appenninica mette in calendario per sabato 30 giugno propongono nuovi affascinanti temi.

“Sabato prossimo saremo a Pian degli Ontani per una passeggiata alla ricerca delle erbe di torrente e a Maresca alle Ferriere Papini per proseguire un viaggio che idealmente abbiamo iniziato già con l’anteprima del festival”, annuncia il presidente dell’associazione Federico Pagliai.

Si comincia a Pian degli Ontani alle 15 (il ritrovo per i partecipanti è in piazza) con La medicina dimenticata: quella delle acque. L’incontro con Marco Pardini, naturopata, prevede una passeggiata trekking lungo il percorso del Sestaione, torrente che scorre in una profonda e umida valle, habitat perfetto per le erbe acquatiche. Nel corso della passeggiata l’esperto darà istruzioni sulla ricerca, il riconoscimento e le proprietà delle erbe. Il pomeriggio si conclude al Mulino di Vasco con una merenda. L’incontro ha un costo di 10 euro più 5 per gli assaggi. Si consiglia di indossare scarpe e abbigliamento da trekking. È richiesta la prenotazione al 333 5206940 oppure 3355749290.

Alle 17.30 a Maresca si tiene invece l’evento dedicato a L’energia idraulica al tempo delle ferriere Papini. Una visita guidata condotta da Amanda Gigli, autrice di una tesi di laurea sulla storia delle ferriere, in collaborazione con l’Ecomuseo di Pistoia. La Ferriera, costruita verso la metà del XIV secolo, ha lavorato fino agli anni ’80 del 1900, è stata poi restaurata, grazie a finanziamenti europei, locali e privati, riaperta nel settembre del 2016 e fa parte dell’Eco museo della montagna pistoiese. Al suo interno si conservano i macchinari idraulici storici (ruote, albero, magli), la lavorazione del ferro infatti è sempre stata di importanza vitale, per la costruzione di armi e di attrezzi per l’agricoltura e l’edilizia. In Toscana la presenza di minerale ferroso in grande abbondanza sull’Isola d’Elba ha consentito lo sviluppo di una civiltà del ferro, nata con gli Etruschi e sviluppatasi poi durante i secoli, fino a interessare tutta la regione. La montagna pistoiese, grazie all’abbondanza di legname e di acqua, a partire da Cosimo I de’ Medici divenne primo polo siderurgico del Granducato di Toscana. Al termine (ore 18.30 circa) aperitivo e musica. Non occorre prenotazione.

Link al programma: www.letterappenninica.it/2018/02/05/edizione-2018.

Senza categoria

Clima, noir, teatro e cinema. Al via LetterAppenninica

Quattro appuntamenti che ruotano attorno al tema dell’acqua per un fine settimana che alza il sipario sull’edizione 2018 del Festival di crinale LetterAppenninica.

“Cominciamo sabato pomeriggio parlando del clima al tempo dei siti web, un tema quanto mai d’attualità e su cui vale la pena riflettere – annuncia il presidente dei LetterAppenninica Federico Pagliai – Elisabetta Salvadori e Matteo Ceramelli saranno in scena sabato sera con lo spettacolo che rievoca l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema. Domenica spazio alle storie, con il nuovo libro di Antonio Fusco, e al cinema con I segreti del Lago Nero di Carlo Degli Innocenti. Noi siamo prontissimi ed entusiasti di ritrovare il nostro pubblico e di scoprirne di nuovo”.

Ed ecco in dettaglio il programma.

Sabato 16 giugno (ore 17) primo appuntamento dedicato alla meteorologia. All’osservatorio astronomico di Pian de Termini gli esperti di Meteoweb Campotizzoro, Meteoweb Apuane e ARPA Piemonte si confronteranno su La meteorologia equilibrata al tempo dei siti web, fake news, squilibrio climatico e impatto sull’ambiente. Partecipano Renata Pelosini e Lorenzo Catania, Meteoweb Campotizzoro, Meteoweb Apuane, Meteorologa ARPA Piemonte. Modera Marcello Pagliai.

Alle 21 nella chiesa di San Bartolomeo a Cutigliano Scalpiccii sotto i platani, spettacolo teatrale con Elisabetta Salvadori e Matteo Ceramelli (violino) che racconta l’efferatezza e la lucida assurdità dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema compiuto il 12 agosto 1944. In scena Elisabetta Salvatori, originaria della Versilia, con un monologo in cui alterna il ruolo di narratore a quello dei personaggi: bambine, madri, vecchie.

Domenica 17 giugno alle 17.30 nella sala consiliare di Cutigliano incontro con lo scrittore Antonio Fusco e il suo nuovo libro La pietà dell’acqua, dove il commissario Casabona affronta i misteri del borgo fantasma di Torre Ghibellina riemerso dalle acque torbide del lago di Bali a causa dello svuotamento di una diga.

Sempre alle 17.30 ma a Pian degli Ontani, al Mulino di Vasco si può partecipare all’incontro Il patrimonio di biodiversità del Sestaione con Gianna Dondini e Simone Vergari, e alla presentazione di Flora, guida alla natura lungo i sentieri dell’Appennino Pistoiese. Seguirà la proiezione del film I segreti del Lago Nero di Carlo Degli Innocenti e la cena al Mulino di Vasco (15 euro – su prenotazione al 335 5740290).

Link al programma: www.letterappenninica.it/2018/02/05/edizione-2018.

Senza categoria

Sambuca

POSOLA

Grosso borgo situato ad una quota di 942 metri e prossimo al crinale che separa la valle del Reno da quella della Limentra Occidentale, è sovrastato a quota 1092 dal Crocione, cima posta in posizione panoramica e così denominata per la presenza su di esso di una grande croce metallica. Fino a pochi decenni orsono il paese era circondato da orti, campi, pascoli che sono stati quasi del tutto abbandonati. In alcuni di essi sono stati introdotti impianti artificiali di conifere; altri sono stati invece ricolonizzati dalla aggressiva vegetazione spontanea. Le aree in passato coltivate a castagneto sono anch’esse in abbandono e stanno evolvendo verso il bosco misto, con prevalenza di querce, castagno selvatico (salvàno), càrpino, orniello. Nella parte alta sono presenti cedui di faggio.

Il centro abitato si estende su un pianoro, allungato in direzione nord-sud. Oltre a Pòsola propriamente detta si trovano due altri rioni: il Casone a tramontana e Val di maggia a mezzogiorno. Il paese, posto in posizione panoramica e circondato da boschi, è apprezzato luogo di villeggiatura estiva: sono soprattutto gli antichi proprietari che ritornano nelle case avite dopo la fuga dalle montagne, verificatasi nei decenni seguenti la seconda guerra mondiale. D’inverno Pòsola è disabitata, anche se è facile incontrarvi qualcuno soprattutto nei fine settimana. La principale via di collegamento con il fondovalle è una strada comunale asfaltata che passa per Casale e si inserisce nella Porrettana a Bellavalle. Una strada sterrata di crinale, la cosiddetta «Strada della Faggeta», agibile solo nella bella stagione e solo con mezzi fuoristrada, collega invece Pòsola al Passo della Collina e a Frassignoni. Il sottostante paese di Molino del Pallone, sede di stazione ferroviaria, è raggiungibile solo a piedi, con circa un’ora di cammino per buona strada mulattiera.
Pòsola è documentata nell’Estimo del Comune di Sambucha del 1587. Il Casone è citato nel 1646: la frazione VaI di Maggia sembra essere il nucleo più antico in quanto è riportata (Val di Magia) nello Statuto della Sambuca del 1291-1340.

La chiesa dei Ss. Filippo e Giacomo fu in origine un oratorio dipendente dalla pieve di San lacopo alla Sambuca. Le furono attribuite funzioni parrocchiali nel febbraio 1850 poi soppresse nel 1961. E officiata in modo continuo soltanto durante l’estate. La maggior parte degli edifici del paese sono stati ristrutturati per essere utilizzati come case per le vacanze: molti conservano tuttavia aspetti architettonici ed ornati su antiche pietre di indubbio interesse: una maschera in pietra, antiche date, mammelle, architravi con croci, simboli solari, disegni degli attrezzi usati dai mastri muratori.

I borghi vicini sono Canal di Sasso, Canal di Sasso di sotto e Casa Bocchi. I primi due nuclei, abitati nella bella stagione, sono raggiungibili con strada rotabile; Casa Bocchi è in stato di semiabbandono ed è raggiungibile solo a piedi, percorrendo la via mulattiera che da Pòsola scende a Molino del Pallone. Pòsola è centro in cui convergono numerosi sentieri provenienti da Molino del Pallone, Casa Bettini, Castello di Sambuca, Campeda, Lagacci, Monte Pidocchina (Strada del la Faggeta).

Nel paese è presente un pubblico locale, ad apertura estiva, in cui ha sede la locale Pro loco, e che offre servizio di bar e pizzeria.

Castello di Sambuca

(tratto da “Storie della Sambuca” 2001 – Nicola Giuntoli)

Quasi nido d’aquila, poggiato sul fianco del monte, sorge il paeselIo di Sambuca: sopraccapo si leva il castello antichissimo, per la positura e le fortificazioni di cui era munito, nei tempi medioevali, quasi imprendibile. Si sa oggi che il paese, posto a 736 m s.l.m., era interamente racchiuso da mura poste sull’orlo del precipizio; la via Francesca della Sambuca lo attraversava lungo il suo bordo inferiore, nel tratto compreso fra la “porta che viene di verso Pistoia” e “la porta che va a Bologna”. Altre due cinte murarie concentriche inglobavano la piazza e la chiesa del castello (assai più piccola dell’attuale e diversamente orientata) ed infine, nella parte più elevata ed inaccessibile, la rocca e la torre alta oltre venti metri. Oggi si possono osservare tracce di mura inglobate nelle opere di sostegno degli orti delle case della fila più in basso del paese e nella strutture della canonica e della chiesa, sul lato nord.

Più chiaro appare l’impianto della rocca, che conserva quasi interamente il tracciato della propria cinta: al suo interno i muri possenti della torre a pianta pentagonale sono ancora in grado di ricordare l’imponenza dell’antico fortilizio, nonostante sia rimasto solo un terzo dell’altezza dell’antico mastio.La fronte che si affaccia sulla piazzola entro la rocca, con i resti della bifora e del sottostante vano ad arco acuto di accesso alla torre, è diventata oramai l’emblema di Sambuca.

Sotto la rocca si stende, come un’arca puntata sul Monte la Tosa, la Pieve a tre navate intitolata ai Santi Cristoforo e Jacopo. Frutto di radicali lavori di rifacimento ed ampliamento condotti a partire dalla fine del ‘600, racchiude arredi ed opere d’arte di pregio sotto il tetto sostenuto da capriate di legno vivacemente decorate. Gli altari, dalle linee sobrie ed eleganti, furono costruiti in pietra serena dal 1709 al 1762, anno al quale risale l’altare maggiore, che presenta ai lati due volute ripetute nei sostegni della mensa. Dietro di esso spicca una grande tela raffigurante una Crocefissione e santi risalente al XVII secolo. Sugli altari della navata di sinistra altri due dipinti del ‘600: i SS. Silvestro papa, Rocco e Sebastiano e S. Giovanni Battista e astanti.

Interessante una cornice settecentesca, in legno dorato e laccato, con i simboli della passione di Cristo rappresentati secondo i canoni dell’iconografia popolare, a contornare un crocifisso collocato su fondo stellato. Sempre nella navata destra, sopra il primo altare, è posta la tela più pregevole della chiesa: il Compianto sul Cristo morto che il recente restauro ha consentito di attribuire al pittore pistoiese Pietro Marchesini (1692-1757). Egli l’avrebbe dipinto negli anni 1722-23 copiando e rielaborando la parte superiore della pala che Guido Reni realizzò nel 1616 per la chiesa dei Mendicanti di Bologna. Ma l’immagine della Madonna fra due angeli, in atteggiamento di preghiera di fronte al corpo di Cristo disteso in primo piano, è qui più serrata rispetto al modello originale.

Le linee virtuali della composizione racchiudono entro un triangolo equilatero i personaggi principali e focalizzano l’attenzione dell’osservatore sul corpo cereo ed irrigidito dalla morte, al quale fa da contrappunto lo sguardo della madre rivolto al cielo. Nella sacrestia uno stupendo mobile in legno di noce e di castagno, che porta incisa la data 1739, occupa un’intera parete. I lavori di restauro compiuti sulla chiesa e sui dipinti negli anni scorsi hanno restituito alla comunità sambucana il suo più prezioso monumento. L’accesso alla chiesa avviene attraverso un portale in pietra sotto al portico, costruito ai primi dell’Ottocento, dal quale si gode un bel panorama sulla valle. Il campanile, eretto assieme alla “nuova” chiesa, diffonde attraverso le quattro bifore alla sua sommità il suono di tre campane: la più grande, collocata al centro della cella e dedicata a S.Jacopo, fu realizzata nel 1794 nella bottega di “Gio Batta Cari e fratelli” fonditori di Pistoia. Quella a nord, “Deo et 5. Antonio Patav. Dicata”, è dovuta alla maestria del treppiese Sante Gualandi, che la realizzò nel 1816 nella sua fonderia di Prato, dove si era trasferito, e dove fuse due anni più tardi anche il campanone della Torre pendente di Pisa. La terza fu “rifusa a spese di diversi benefattori al tempo di Don Francesco Bartolozzi Pro Vicario Foraneo I A. D. MDCCCXXXVI I Terzo Rafanelli e figli fonditori in Pistoia”.

Sul lato meridionale del campanile fu collocato, assai probabilmente durante la sua costruzione, il quadrante in pietra di un orologio da torre che riporta i segni consunti di sei numeri romani ed alcune iscrizioni non decifrate. Anche la vasta canonica, edificata ai piedi della chiesa, assunse la forma attuale nel corso del XVIII secolo, stando alla data 1737 incisa su una pietra murata nella parete di ponente.

L’origine della costruzione è assai più antica, come testimonia il carattere medievale di un grande vano al livello della via Francesca: nel muro a filari di conci squadrati si apre una porta arcuata che conserva, integro, il cardine superiore della porta, realizzato in un blocco di pietra che sporge dal filo della muratura. Questi elementi sono emersi in occasione dei lavori, tuttora in corso, per realizzare nell’edificio un ostello, un bivacco per escursionisti ed una trattoria, oltre al punto informativo dell’Ecomuseo della Montagna Pistoiese, che individua nel Comune di Sambuca Pistoiese l’itinerario tematico della pietra. Ma anche nelle attuali cantine di altre case del paese si trovano muri di simile fattura e porte con arco a tutto sesto in conci regolari.

Fin dalla sua origine, la parte più bassa del castello è stata sicuramente riservata alle abitazioni, disposte su file parallele scalate fra loro e ben esposte al sole, sopra gli orti terrazzati che fiancheggiano il tratto meridionale delle mura. Strette e ripide, le strade lastricate di pietra si arrampicano fra le case, fino alla piazza alberata sul fianco della chiesa dove una scritta sbiadita indica una vecchia macelleria, della quale è rimasto soltanto, dietro la porta ormai chiusa, parte del banco realizzato in muratura.

Il paese, che si anima in estate e nei fine settimana, è oggi abitato da poche persone, alcune delle quali hanno visto chiudere via via la stessa macelleria, le botteghe di generi alimentari, la rivendita di sale e tabacchi, il forno, l’ufficio postale. Lo spopolamento, che a partire dalla fine della seconda guerra mondiale ha colpito la montagna, si è fatto sentire ancor più nei paesi e nelle zone più inaccessibili. Ed i servizi, come gli abitanti, si sono spostati nei paesi del fondovalle, intorno alle strade principali, quando non hanno abbandonato del tutto il Comune. Anche l’edificio che dal 1848 al 1867 ospitò la Pretura è stato trasformato in abitazioni stagionali e, successivamente, alienato. Sede comunale fino a quando il municipio non fu trasferito a Pavana, servì anche, nei primi decenni del ‘900, per la scuola maschile. Nel 1936 il Comune la concesse in affitto per 29 anni alla compagnia filodrammatica I Fiorenti del Dopolavoro di S. Cecilia di Firenze, che vi ricavò una saletta con proscenio per le proprie rappresentazioni. Quale segno di un illustre passato resta soltanto un portale ed uno stemma di pietra, riproducente un suino.Vicino, al centro degli edifici della parte più bassa del paese, al numero civico 18, c’è una grande casa che in facciata presenta le caratteristiche architettoniche di un villino urbano; davanti ad esso la strada ha l’aspetto di una gradinata con andamento curvo in pietre ben squadrate. Sopra la porta di ingresso, ad arco, è murata una targa con su scritto:PIETRO BETTINI,FF L’ANNO 1879. Era questi un falegname, nato il 1° dicembre 1849 da famiglia operaia residente a Ca’ dei Bettini, piccola borgata presso Pratopiano, pochi chilometri a nord del Castello. Pietro era il maggiore dei maschi e fondandosi sulla conoscenza non teorica ma sperimentale, che aveva dei legnami e della carbonizzazione, si dette al commercio dei legnami e del carbone, scegliendosi come campo per esercitarlo, la Sardegna, pratico come era del paese e delle persone. Sagace e ponderato per indole, riflessivo per abitudine, riuscì assai bene nelle imprese assunte e prosperarono i suoi interessi.La casa è ancora buon testimone del successo sociale del suo fondatore che di lì a poco fu eletto Sindaco (1880-1890). L’amministrazione pubblica, diretta da lui migliorò d’assai… Anche delle scuole paesane ebbe massima cura e non vi fu frazione dell’alpestre Comune, in cui non fosse provveduto alla elementare istruzione, nel miglior modo che si potesse. Il servizio reso alla propria comunità gli valse la Croce di Cavaliere della Corona d’Italia. Morì, poco più che cinquantenne, il 2 dicembre 1902 e riposa nel cimitero paesano entro una splendida cappella in pietra finemente scalpellata.

Senza categoria

Edizione 2018

L’edizione 2018 di LetterAppenninica avrà, come le precedenti, un tema. Questo tema è l’acqua.

Il rapporto fra l’acqua e la conoscenza, fra l’acqua e la persistenza della memoria, l’acqua è il sapere, ha interrogato l’uomo fin dalla nascita del pensiero occidentale. Non è esagerato dirlo se si pensa che quello che è considerato il primo filosofo della storia, Talete di Mileto, incentrò la propria riflessione proprio sull’acqua come elemento fondativo di tutte le cose.

Fare una rassegna di tutti i filosofi, i pensatori e i letterati che, da allora, hanno concentrato la loro attenzione sul tema sarebbe un’attività infinita. Domande e suggestioni che rimangono ancora senza una risposta e che offrono spunti di riflessione, attuali nel terzo millennio esattamente come avveniva cinque secoli prima della nascita di Cristo.

L’acqua continua ad essere fonte di vita, ma anche di guerre e lotte di potere. E’ al centro di tutti i grandi temi che attraversano le nostre coscienze: il futuro ambientale del nostro paese, la via verso lo sviluppo sostenibile, il protagonismo dei territori marginali, le grandi migrazioni, i rapporti fra i popoli. Nel mondo ogni questione geopolitica ha al centro il tema dell’acqua.

L’acqua che scorre, che dalle sorgenti montane si getta nei fiumi e dai fiumi si disperde nel mare, è stata celebrata da poeti e filosofi come simbolo della transitorietà e della fugacità della vicenda umana. E’ per questo che LetterAppenninica si è appassionata al tema della sua attualità e della sua memoria: all’acqua che, nei secoli, modifica l’ambiente al suo passaggio, alla goccia che scava la pietra, alla permanenza di segni tangibili. E, in fin dei conti, all’eterno, mai completamente risolto, rapporto dell’uomo con l’acqua: la miglior alleata di chi, rispettando la natura, cerca di ottenerne i frutti e, allo stesso tempo, la peggior nemica di chi prova invece a realizzare la propria idea di sviluppo ignorando i segni, le regole, i ritmi e le esigenze dell’ambiente che lo circonda.

L’acqua, per chi la sa ascoltare, ha tante cose da raccontare a chi, nonostante tutto, si impegna ogni giorno per lasciare questo mondo un po’ meglio di come l’ha trovato.

Ecco il programma completo

1-Sabato 16 giugno ore 17.00- Osservatorio Astronomico Pian de Termini

“La meteorologia equilibrata al tempo dei siti web, fake news, dello squilibrio climatico e del suo impatto sull’ambiente”

Con la partecipazione di Meteoweb Campotizzoro, Meteoweb Apuane, meteorologa ARPA Piemonte, Drssa Renata Pelosini e Dr. Lorenzo Catania. Modera Marcello Pagliai

 

2- Sabato 16 giugno ore 21.00 Chiesa di San Bartolomeo- Cutigliano

“ Scalpiccii sotto i platani”

Spettacolo teatrale con Elisabetta Salvatori e Matteo Ceramelli,

 

3- Domenica 17 giugno ore 17.30- Cutigliano- Sala Consiliare

“ La pietà dell’ acqua” incontro con lo scrittore Antonio Fusco

 

4- Domenica 17 giugno ore 17.30- Mulino di Vasco, Pian degli Ontani

“ Il patrimonio di biodiversità del Sestaione”

Con Gianna Dondini e Simone Vergari: presentazione di “ FLORA”, guida alla natura lungo i sentieri dell’ Appennino Pistoiese.

A seguire proiezione del film “ I segreti del Lago Nero” di Carlo Degli Innocenti.

Consumazione cena presso il Mulino di Vasco, 15 euro( prenotarsi telefonando al 335 5740290)

 

5- Sabato 30 giugno ore 16.00- Mulino di Vasco, Pian degli Ontani

“ La medicina dimenticata: quella delle acque”

Incontro con Marco Pardini, naturopata

 

6- Sabato 30 giugno- ore 17.30 Maresca-

“ L’energia idraulica al tempo delle ferriere Papini”

Visita guidata- Con la collaborazione di Amanda Gigli, Ecomuseo PT

 

7- Sabato 21 luglio, ore 16.30- Campeda di Sambuca

“ Misteri e manicaretti dell’ Appennino” Dialogo in aia con Lorena Grattoni

 

8Sabato 21 luglio, ore 19.30- Gavinana

“Suggestioni, misteri e delitti in una sera di estate”

Incontro ed apericena con lo scrittore giallo noir Leonardo Gori

 

9- Domenica 22 luglio, Fiumalbo- ore 16.30

“ Conversazioni di acqua sul Rio Acquicciola” con M. Marziani

 

10- Domenica 22 luglio, 0re 17.30- Le Dogane- Piteglio.

“ Acqua magica” con Pamela Giani

Al termine, proiezione del filmato “ Dieci centimetri” di Carlo Degli Innocenti

Cena, con prenotazione, presso Le Dogane.

 

11- Domenica 22 luglio, Fiumalbo- Loc. Cà Silvestro- ore 21.00

“ Atti di amore per gli Appennini”

Incontro con lo scrittore Paolo Piacentini di Federtrek Italia

 

12- Domenica 29 luglio, Gavinana c/o Bar Franceschi- ore 18.00

“ Il cantore delle maglie nere”

Storie, leggende ed epopee di ciclisti sfortunati raccontate da Marco Pastonesi, scrittore, opinionista, giornalista de La Gazzetta dello Sport.

Presentazione di “ Quel tredicesimo tornante che ha cambiato il ciclismo” con Luciano Andreotti, scrittore.

 

13- Giovedi 2 agosto- Le Dogane (Piteglio) ore 18.00

“ Le acustiche dell’acqua”

Incontro con lo scrittore musicista Carlo Maver.

 

14- Venerdi 3 agosto, super edicola Campotizzoro, ore 17.00

“ Il pozzo dei Daliit” storia di un bimbo indiano alla ricerca dell’acqua

Incontro con la scrittrice Paola Valente

 

15- Venerdi 3 agosto, giardini pubblici Campotizzoro- ore 21.00

Dal Vernacoliere a Bonelli editore: Don Zauker ci racconta com’è andata tra il diavolo e l’acqua santa.

 

 

16- Sabato 4 agosto, Piazzetta la Loggia- San Marcello P.se ore 10.30

Introduzione al torrentismo per grandi cresciuti tanto e per grandi cresciuti poco.

Con il gruppo CAI Maresca- Montagna P.se

 

15- Sabato 4 agosto Case Calistri- Granaglione- ore 18.00

Ore 16.00- Visita ai mulini sul torrente Randaragna

A seguire, ore 18.00, incontro con gli scrittori Maurizio Garuti, il narratore Saverio Tommasi, e la scrittrice Valentina Olivato.

 

16- Sabato 4 agosto, Abetone – La Casina ore 18.00

“ Ma quella famosa borraccia d’acqua, su per la salita, chi fu tra Bartali e Coppi a prenderla e chi a darla?”

Conversazione a ruota libera con il giornalista Sergio Meda

 

17- Sabato 4 agosto, Fiumalbo- Teatro comunale ore 21.00

“La montagna, le acque di superficie e lo stress climatico” con i giornalisti Luca Calzolari e Matteo Serafin.

A seguire IV edizione del Premio giornalistico “Paolo Bellucci”

 

18- Sabato 4 agosto, San Marcello P.se- Sala Consiliare- ore 21.00

“L’eredità della pallanuoto: quando lo sport diventa scuola di vita”

Incontro con Gianni de Magistris, campione olimpionico di pallanuoto

 

19- Domenica 5 agosto, Posola di Sambuca- ore 18.00

Incontro con la scrittrice Sardi Dunia, autrice del libro “ L’arcobaleno di Vittoria”

 

20- Domenica 5 agosto, Spignana ore 17.30- Piazza Bucelli

“ I monti, i boschi, il cammino, la poesia”

Incontro con  lo scrittore Paolo Ciampi

 

21- Domenica 5 agosto, Cutigliano- Ristorante Nonno Cianco ore 19.00

“ Sudore, lacrime di gioia, di rabbia, di dolore, di trionfi e di sconfitte: quegli umani degli sportivi” Conversazione con il giornalista Sergio Meda.

A seguire, cena di fine rassegna.