Montagne solidali. L’impegno di LetterAppenninica per il centro Italia colpito dal terremoto

E’ il 18 gennaio del 2007 quando il Centro Italia viene squassato da una terza, violenta, scossa di terremoto. Non bastasse il sisma, in quelle terre nevica: sono zone di montagna, è normale che vi nevichi ma non è la solita perturbazione passeggera, è qualcosa che insiste da giorni, le strade bloccate, le case rase al suolo vengono sepolte da metri di neve, quelle ancora in piedi hanno i tetti sfondati e le mura slabbrate, nevica sui letti disfatti, i tavoli di cucina con sopra i bicchieri riempiti a metà, i giochi dei bimbi nelle camerette: dappertutto i gesti ultimi delle cose quando vengono brutalmente interrotte.

In quella sera, Letterappenninica ha in programma la presentazione di due libri di cucina. Il luogo convenuto è un ristorante di Cutigliano, nell’ Alto Pistoiese. L’ incontro letterario segue una cena pantagruelica a base di prodotti locali, robe di montagna come funghi, castagne, cacciagione, dolci al mirtillo e tante altre cose buone.

Terminata la cena, via con le chiacchere sui libri. Un uomo, uno di quelli che ti aspetteresti sempre di trovare in un’osteria in inverno, si stacca dal gruppo di coloro che intendono assistere alla presentazione dei libri e si piazza, seduto, sotto una tv.

Ha il volume basso, quella televisione. Ma non importa, bastano le immagini. Quelle di devastazione, desolazione e tragedia che vengono dalle zone terremotate: gente sfollata, vecchi e bimbi con i plaid sulle spalle, paesini inaccessibili per via della neve, un albergo spianato da una slavina…

Le tante cose buone della cena e della compagnia stridono con quello che le tv trasmettono. Per noi di Letterappenninica, gente di montagna, diventa grottesco e offensivo starsene lì, rifocillati, al calduccio e in compagnia a ragionare di libri.

Sono faccende da stomaco pieno e gambe distese sotto i tavoli, i libri. L’ incontro risulta un po’ zoppo, ci sentiamo inadeguati, fuori luogo e tempo.

Lì, parte la reazione: stop con gli incontri letterari. Un’associazione culturale che, tra le altre voci, ha all’ interno del proprio Statuto la finalità di difendere, promuovere e sostenere la vita sugli Appennini di Italia non può stare a raccontarsi le trame dei libri quando poco più a Sud c’è gente che somiglia così tanto a noi e che sta crepando di isolamento, abbandoni, freddo, paura e ferite.

Decidiamo per il “fare”. E lo facciamo con quella concretezza di azioni, gesti, decisioni rapide che, forse, solo le genti di montagna possiedono.

Di cosa potrebbero aver bisogno quelle popolazioni di Amatrice, Accumoli e dell’ Alto Reatino?

Sono isolati e al freddo, intuitivo che servano beni materiali come sale, per liberare le viuzze di quei borghi, e legna per scaldarsi.

Nel volgere di poche ore Letterappenninica lancia una campagna di solidarietà a favore di quelle genti e a due giorni di distanza ecco che il 20 gennaio alcuni camion carichi di sale, ben 155 quintali, partono alla volta di Posta, Accumoli e Amatrice.

Incredibile ma( purtroppo) vero si tratta dei primi sacchi di sale da disgelo che arrivano nelle zone terremotate!!! Lo Stato? Invia militari, volontari della Protezione Civile, tende, ruspe gigantesche( destinate a restarsene ferme vista la ristretta carreggiata delle vie dei paesi…), alimenti.

E nessuno che abbia pensato al sale da disgelo e alla legna!|

Arrivati a Posta, nell’Alto Reatino, la prima cosa che notiamo è un lenzuolo. Riporta una scritta in uno stampatello sghembo e storto, ma assai efficace.

“ Noi, e il coraggio e la volontà di voler restare in queste terre difficili”

Così c’è scritto.

A rafforzare questo concetto di appartenenza, resistenza, resilienza e identità è Serenella Clarice, Sindaca di Posta. Si presenta da noi fiera e decisa, nessuna fascetta tricolore. Solo il pennato appeso alla cintura e scarponi ai piedi.

Restiamo ore con Serenella, ci racconta di famiglie lacerate, di case inagibili, di attività pastorali spezzate, di vecchi e bimbi che il terremoto ha accagliato, come ad annullare salti generazionali e combattere così lo spettro del mostro che continua a far saltellare genti, strade, case, roulotte e auto come briciole su una tovaglia.

La solidarietà divampa. Ce l’abbiamo, tutti, dentro. E’ la brace sotto la cenere delle routine quotidiane, ma basta poco per farla deflagrare, specie quando a provarla sono genti di montagne povere.

E divampa davvero, la solidarietà.

Lo fa tramite una seconda iniziativa di Letterappenninica che promuove una raccolta fondi che possa consentire l’acquisto di una grande casa in legno, antisismica e di importante volumetria, destinata( secondo le esigenze espresse dal Sindaco di Posta) a diventare un centro di aggregazione sociale per le genti di laggiù e, all’ occorrenza, un punto di raduno e ritrovo in caso di altre, devastanti, scosse telluriche.

L’ idea riscuote un successo sensazionale. Letterappenninica riceve importanti consensi di credibilità e fiducia e nel giro di un mese vengono raccolti più di 25000 euro, per lo più afferenti da persone residenti sulla montagna pistoiese, lucchese e modenese: sembra quasi che la solidarietà sia roba domiciliata sui monti e assai meno altrove, dove, magari, di soldi ne girano anche di più…

Anche personaggi dello spettacolo contribuiscono alla donazione pro terremotati e, in tal senso, è bello rimarcare i proventi che Arianna Porcelli Safonov, scrittrice e attrice teatrale, destinò per l’ acquisto della casa di Posta al termine di uno spettacolo tenuto al Teatro Arciliuto di Roma.

Fatti tre preventivi, ecco che il sogno di poter comprare una dimora per quel paese diventa realtà! Grazie alla B.G Serramenti di Campotizzoro, paese della montagna pistoiese, la casa viene progettata, costruita e, infine, trasportata a Posta, ove verrà poi assemblata.

Resta solo da inaugurarla. Accade il 24 giugno del 2017. Ed è una gran festa! Finalmente, anche se per poche ore, il terremoto appartiene alle vicende passate: è ancora lì, ma sembra senza voce, artigli, corpo. Ha da tacere. C’è solo da condividere con le genti di Posta quella loro grande e forte voglia di restare in quelle zone difficili.

Da lì in avanti, per le settimane e mesi successivi, è solo e soltanto amicizia e ripetuti viaggi per raccontarsi, condividere, resistere.

Un’amicizia importante, con la A maiuscola. Quella che nasce da una scudisciata del male e che la solidarietà tra genti di montagne, così simili per modo di vivere ed orografia, ha reso forte e decisa come la volontà di non abbandonare le terre natie.

E’ nata e cresciuta così la componente solidaristica di Letterappenninica. Perché ci sono momenti in cui è giusto parlare di libri, ma ce ne sono anche altri dove è prioritario “ il fare” e condividere le problematiche materiali di chi, come noi, insiste a voler vivere sui crinali appenninici.

Federico Pagliai

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